L'offerta

riabilitazione, massaggi, allenamento

Il centro, specializzato in riabilitazione, terapia fisica riabilitativa, rieducazione motoria, ginnastica medica e posturale, offre ai suoi pazienti percorsi terapeutici che mirano al totale ripristino funzionale.

Medicina Estetica

cura del sovrappeso, cura dell'obesità, disturbi muscolari

Sentirsi bene con sè stessi vuol dire accettare il proprio corpo e i propri limiti.

Anche se la società moderna ci impone degli stereotipi da vetrina, accettarsi per quello che si è significa imparare a curare il proprio corpo per sentirsi bene con se stessi.

Questo è uno degli obiettivi della mission del Centro Omnia Service che cura il distrubo più comune in campo estetico, ovvero sia la "cellulite", con tecniche di fisioterapia e nutrizionali, correggendo il disturbo circolatorio che ne è alla base.

Le specializzazioni

Scopri le specializzazioni del Centro Omnia Service, clicca sull'argomento di tuo interesse e leggi gli approfondimenti.

Alimentazione e dieta 

Perché dedicare una parte del sito all’alimentazione? Per il semplice fatto che un’alimentazione adeguata è una medicina poco costosa ma efficacissima nel prevenire malattie importanti e anche perché spesso le terapie fisiche e la riabilitazione devono essere abbinate a programmi di alimentazione.

È ovvio che l’alimentazione sia fondamentale nella terapia dell’obesità, ma solo in quella?

È possibile che ciò che introduciamo ogni giorno nel nostro corpo sia un fattore secondario della nostra vita?

L’epidemiologia e le attuali conoscenze mediche ci dicono che l’alimentazione nei paesi occidentali è molto ricca e spesso non bilanciata tra apporto di calorie e spesa energetica dell'organismo: alcune tra le patologie più frequenti appaiono strettamente legate a come ci si alimenta. Non solo l'obesità, ma anche il diabete e la cardiopatia ischemica, l’artrosi delle ginocchia, l’insufficienza venosa cronica ed il più frequente inestetismo femminile la "cellulite".

Ma l‘alimentazione non è un fatto tecnico: se così fosse nel mondo occidentale, dove in generale l’organizzazione del lavoro, grazie alla tecnologia, richiede una minore forza muscolare e dove la sedentarietà prevale sull’attività fisica dovremmo avere un’alimentazione più povera in calorie perché teoricamente il fabbisogno e la richiesta energetica da parte dell'organismo si riducono.

Così non è, perché l’alimentazione è soprattutto un fenomeno culturale e psicologico.

Con l'aumento della disponibilità dei cibi nelle dispense di casa e agli angoli delle strade e con l'aumento dell'offerta pubblicitaria il cibo aumenta il ruolo di oggetto di desiderio rispetto al passato. Riveste un ruolo di soddisfazione non puramente energetico ma simbolico: con il cibo si combattono le piccole o le grandi delusioni e lo stress.

Inoltre attraverso una cena si avviano relazioni commerciali e affettive.

Una dieta fatta per pochi mesi, frutto d’imposizione e costrizione, non serve ed è controproducente.

In realtà un’alimentazione diversa deve essere prima di tutto sostenibile sia come appetibilità dei cibi sia come organizzazione della cucina e integrata con i tempi del lavoro.

Seguire un piano dietetico deve essere una libera scelta della persona: la consapevolezza dei benefici e la totale autonomia di intraprendere un nuovo percorso sono difatti alla base di un trattamento che dura nel tempo e porta a cambiare abitudini alimentari non corrette.

La dieta mediterranea coniuga buona cucina e salute. Chi mangia cucina mediterranea mangia meglio e fa un investimento per il futuro sia per la prevenzione d’importanti malattie, sia per l'estetica.

Nella pagina dedicata alla dieta mediterranea, troverai consigli e informazioni e numerosi collegamenti anche con aziende che diffondono i prodotti principali della dieta mediterranea.

Fare una dieta va inteso quindi nell’etimologia della parola che significa fare ordine alla propria vita e si pone l'obbiettivo ambizioso di modificare profondamente le abitudini alimentari. Un’alimentazione abbinata ad un programma di attività fisica semplice.

Occorrono sei mesi di tempo per avere i primi risultati importanti. Ma sono risultati sicuri. Contattaci per un consiglio. 

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Trauma distorsivo cervicale

L'incremento degli incidenti stradali porta al frequente riscontro di traumi distorsivi del rachide cervicale.

 

 

Il "colpo di frusta cervicale", termine coniato da Crowe nel 1928 è la conseguenza di un meccanismo traumatico che comporta una brusca decelerazione o accelerazione del capo rispetto al tronc.

La flessione-estensione del collo, talora associata a torsione, può superare i limiti fisiologici di mobilità del rachide cervicale determinando multipli effetti lesivi sulle strutture muscolari e nervose.

Il trauma da estensione/flessione può essere conseguenza non solo di un incidente stradale ma anche di caduta da sci, cavallo etc.

Il fatto è conseguente alla mobilità che la testa ha rispetto al tronco. In seguito ad un tamponamento da retro o a un improvviso arresto, mentre il corpo è solidale al mezzo di trasporto, il capo è libero di ondeggiare vuoi in senso antero-posteriore, vuoi in senso laterale, ecco quindi che si determina una brusca iperestensione del collo seguita da un’iperflessione; se l'urto proviene da retro o all'inverso se si tratta di un arresto.

L'evento traumatico primitivo sarebbe quindi causato da un’eccessiva distensione dei muscoli posteriori del collo, quali gli estensori sub-occipitali, il capo superiore del trapezio e l'elevatore della scapola, nel caso della flessione, o degli antero-laterali come i muscoli lunghissimi del collo, lo sternocleido-mastoideo e gli scaleni in seguito all’estensione.

La conseguenza è l'instaurarsi di una situazione muscolare spastica acuta che in mancanza di adeguata terapia tende a cronicizzarsi.

Tipica è la presenza di una postura di difesa che determina un cambiamento delle curve vertebrali cervicali.

Oltre al danno muscolare possono essere importanti i danni neurologici a carico di strutture periferiche come le afferenze vestibolari o le afferenze propriocettive in relazione allo "stiramento" del midollo cervicale e alla trazione esercitata sul midollo allungato e cervelletto.

I sintomi lamentati dalla persona colpita sono vari e legati alla gravità/intensità del trauma distorsivo cervicale, nei casi più lievi solo modesta cervicalgia. Anche nei casi nei casi più gravi,  paradossalmente, nelle prime ore, la sintomatologia può essere povera e rappresentata solo da nausea e lieve dolore, solo nelle ore successive il dolore aumenta progressivamente con sede tipica la nuca e irradiazione dorsale o al braccio talora associato a parestesie con instaurarsi di spasticità il rachide cervicale diviene ipomobile e sono limitati non solo i movimenti di flesso-estensione e rotazione del collo ma anche i movimenti di elevazione delle braccia (per dolore).  

La nausea può essere importante nei primi giorni.

Nei traumi più gravi si associa deficit dell’equilibrio, per gran parte con segni aspecifici di “instabilità” raramente è presente retropulsione o lateropulsione. Nei casi in cui il trauma cervicale è associato al trauma da cintura, è presente dolore toracico anteriore che (nei casi di frattura dello sterno) diviene intenso e prevale sulla cervicalgia.

Il dolore notturno può limitare e disturbare il sonno per settimane.

Il trauma cervicale moderato o grave richiede un trattamento medico adeguato: la fisioterapia e riabilitazione riduce il dolore, il periodo d’inabilità. I postumi possono manifestarsi anche a distanza di mesi o anni con recidive di cervicalagia.

I trattamenti fisioterapici sono la terapia più efficace assieme al riposo: i farmaci analgesici e antiinfiammatori sono usati per contrastare il dolore notturno.

Dopo una prima fase di riposo e di sostegno con collare di Shanz, la fisioterapia è preferibile sia iniziata precocemente fin dai primi giorni.

Le terapie riabilitative vengono integrate in tempi diversi (spesso la massoterapia solo successivamente) e con sedute più volte alla settimana per circa un mese o più.

Le manovre di riabilitazione attiva-assistita sono possibili dopo che la fase dolorosa si è ridotta.   

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Ortopedia Spalla Fratture e Lesioni della Cuffia dei Rotatori 

I punti chiave della riabilitazione della spalla nella patologia che coinvolge la cuffia dei rotatori sono i seguenti:

Fase 1: ha come obbiettivo il recupero del ROM passivo. Può essere necessario un periodo di tempo di 4 o 6 settimane. Si deve avere cura di ridurre con terapie fisiche adeguate l’infiammazione prima di iniziare il programma riabilitativo e differire il potenziamento all'ottenimento di un ROM normale. –

Evitare nelle prime fasi della riabilitazione l'arco doloroso del movimento non solo durante la riabilitazione ma anche durante le attività quotidiane a casa.

Ripristinare la normale elasticità capsulare per favorire il posizionamento della testa omerale nella glenoide

FASE 2: potenziare il muscolo sopraspinoso e i rotatori esterni per stabilizzare la testa omerale e rinforzare i muscoli scapolari al fine di sostenere l'omero.

Evitare inizialmente il potenziamento del muscolo deltoide.

Utilizzare tecniche di facilitazione neuromuscolare propriocettiva specie se il paziente ha un ROM ridotto.

Correggere eventuali alterazioni posturali concomitanti.

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Alcune fasi della riabilitazione dell ictus celebrale richiedono un intervento a domicilio.

Nei pazienti affetti da morbo di Parkinson, per migliorare il cammino, presso il centro si eseguono percorsi individuali in palestra per il recupero della velocità e dello schema del passo.

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Obesità e sovrappeso

È vero che l'obesità nei paesi industrializzati è in crescita?

È vero tanto che l'OMS (Organizzazione Mondiale della Salute) parla di epidemia e nei bambini e negli adolescenti i dati sono molto preoccupanti: in Italia il numero dei bimbi obesi è più che raddoppiato.

L’obesità è la più comune malattia metabolica, caratterizzata da eccesso di tessuto adiposo, tale da determinare una compromissione dello stato di salute.

 

Distinzione tra obesità e sovrappeso.

Eziopatogenesi: la forma primitiva è multifattoriale, si distinguono rare forme secondarie e Epidemiologia: conosciuta anche nelle più antiche civiltà, è oggi la prima malattia del benessere in relazione alla diminuita attività fisica e alla maggiore disponibilità alimentare.

Ha raggiunto livelli di epidemia in molti paesi industrializzati. Nelle civiltà primitive il rapporto donna-uomo è 5 a 1, nelle civiltà occidentali è 5 a 3.

È in aumento l’obesità giovanile e infantile (aumento del 40% negli ultimi 10 anni). Valutazione clinica: 1) BMI (Body Mass Index) rapporto tra peso espresso in Kg e quadrato dell’altezza (W/H2) Sovrappeso sopra 25 e inferiore a 30 Obesità tra 30 e 40 Obesità grave sopra 40 2) rapporto circonferenza vita/fianchi cm 88 donne e 100 uomo indice di obesità viscerale 3) impedenzometria.

Eziopatogenesi: multifattorialità, fattori genetici e ambientali (psico-sociali ed economico-culturale)

1) fattori genetici: il peso dei figli adottati si correla con quello dei genitori naturali e non con quello dei genitori adottivi, la determinante genetica è ampiamente provata anche tenendo conto del condizionamento ambientale

2) fattori ambientali: errate abitudini alimentari, la sedentarietà e la ridotta attività fisica (nei bimbi la riduzione della “attività di cortile”), uso di farmaci ansiolitici e antidepressivi. I pazienti obesi sviluppano con frequenza maggiore alcune malattie che per queste vengono considerate associate alla obesità e complicanze naturali della storia clinica di questi malati. L’obesità è un fattore di rischio polivalente, riduce l’aspettativa di vita, aumenta la morbilità.

1) Diabete Mellito II (resistenza all’insulina, riduzione dei recettori periferici e down regulation)

2) Ipertensione Arteriosa

3) Dislipidemia aumento del colesterolo totale e diminuzione HDL

4) Malattie cardiovascolari quali cardiopatia ischemica (angina e infarto), malattie cerebrovascolari (ictus cerebrale), arteriopatie arti inferiori (claudicatio e amputazioni)

5) Malattia restrittiva polmonare, ipoventilazione, ipercapnia e Sindrome Pickwick (apnea)

6) Cancro utero: endometrio associato per 85% a obesità e sovrappeso

7) Osteoartrosi in particolare gonartrosi e coxartrosi

8) Insufficienza venosa cronica e, la complicanza più temibile, ulcere degli arti inferiori

9) Ernie inguinali e addominali, micosi cutanee, calcolosi della colecisti Distribuzione dell’adipe è importante (androide e ginoide) come predictor di cardiovasculopatie

 

 

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Estetica

Un settore alla ricerca di terapie efficaci e non traumatiche, necessita dell’integrazione di terapie fisiche per la correzione della pannicolopatia meglio conosciuta con il nome di cellulite (vedi le sezioni dedicate più avanti e se desideri informazioni più dettagliate chiedi consulenza tramite form).

Ma non solo: la diatermia è in grado di eliminare neoformazioni cutanee e capillari, nuovi tipi di laser sono in grado di ridurre l'ipertricosi ovvero eseguire depilazioni definitive.

Gli impianti di materiale biologico sono in grado di dare una risposta efficace al problema delle rughe (vedi sezione rughe): i fanghi termali integrano questo trattamento.

Gli esiti di una malattia dermatologica esteticamente grave come l'acne trovano indicazione per trattamenti con acido glicolico (vedi sezione dedicata)

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Lombalgia

La lombalgia, è chiamata dai più "male di schiena" ed è una delle più frequenti malattie, tanto che numerosi studi epidemiologici mostrano che il 60 - 80% della popolazione ha sofferto di almeno un episodio di lombalgia; è una malattia che nel 90% dei casi si ripresenta, ovvero come si dice, recidiva.

La fascia di età che è più colpita è quella giovane-adulta con età tra i 30 e 50 anni, ma come evidenziano le statistiche medico-sportive una buona parte dei casi interessa giovani con meno di 20 anni.
Le lombalgie costituiscono un disturbo di straordinario peso sociale, tale da giustificare la convergenza d’interesse scientifico multidisciplinare; del resto il "mal di schiena" dopo le infiammazioni delle prime vie aeree (raffreddore, bronchiti, sinusiti, sintomi influenzali) rappresenta la causa più frequente d’invalidità temporanea e pertanto di assenza dal lavoro.

In Gran Bretagna si è calcolato che la lombalgia è responsabile del 60% di tutte le consultazioni mediche e la perdita annuale di 19 milioni di giornate lavorative. Inoltre il 20% del lavoro di un presidio radiologico è dato da esami del rachide tratto lombo-sacrale.
Premesso che anche un singolo episodio di lombalgia può essere, se intenso, invalidante per giorni o settimane, basti pensare al cosiddetto "colpo della strega" con blocco della schiena e immobilizzazione forzata, è solo quando la lombalgia assume carattere ricorrente che la vita della persona ne viene pesantemente influenzata.

Se poi il male di schiena è cronico, ovvero dura più di 6 mesi, cambia la vita ed il comportamento della persona.
La prima questione è capire la natura del male di schiena: il medico dovrà eseguire la diagnosi che dovrà escludere cause più rare e gravi e confermare se la lombalgia è legata ad una patologia degenerativa del rachide lombare, o ad una patologia muscolare che pare essere la causa più frequente o se vi sono problemi più seri per malattie generali di tipo internistico o di natura ortopedica.
Per contrastare il dolore della fase acuta è oggetto di dibattito se il riposo a letto sia realmente necessario, sicuramente sono necessarie le terapie fisiche e a farmaci analgesici i meno tossici per lo stomaco e sicuramente tra i meno "gastrolesivi" il paracetamolo è il farmaco di elezione.

Nella sezione della Back School una parte è dedicata alla posizione da assumere nel proprio letto quando colpiti dal male di schiena: la flessione delle anche e delle ginocchia aiuta. Le terapie fisiche più usate sono: massoterapia, TENS, Laser, US.
L’ozonoterapia è la terapia più moderna ed efficace quando le tradizionali terapie fisiche hanno fallito. Le manipolazioni vertebrali sono utili anche nella fase acuta. Il riposo a letto oltre due giorni è invece sconsigliato.
Passata la fase acuta, un programma di attività fisica per prevenire le recidive diviene strategico. La terapia è medica e si avvale della Back School, dell’eliminazione delle posizioni sbagliate sia sul lavoro, che a casa e nell’acquisizione di conoscenze che rieducano il movimento evitando i carichi maggiori. Secondo McKenzie sono utili anche gli esercizi di iperstensione.

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Osteoporosi

L'osteoporosi è la più comune malattia metabolica dello scheletro caratterizzata da una diffusa riduzione della massa ossea.

Il tessuto osseo perde progressivamente la sua originaria compattezza e acquisisce un'anomala porosità che lo rende fragile e, di conseguenza, esposto al rischio di fratture.
Per capire come la malattia progredisce nel tempo bisogna fare una premessa su come è costituita la struttura delle ossa e si deve comprendere che le nostra ossa vengono continuamente rimodellate e ricostruite durante la nostra vita senza che noi ce ne accorgiamo, parimenti ad altri tessuti del nostro corpo.

La struttura delle ossa: il tessuto osseo è caratterizzato da una struttura rigida e allo stesso tempo molto leggera.

La rigidità è importante per permettere alle ossa di sopportare il peso di carichi importanti.

Le due caratteristiche coesistono grazie alla presenza di due tessuti ossei differenti. Uno è detto "corticale" è compatto e resistente ai carichi; l'altro è detto "trabecolare" e presenta una struttura porosa per potersi adattare ai movimenti muscolari.

L'80% della massa dello scheletro è composta da tessuto compatto che forma la superficie esterna di tutte le ossa; il restante 20% è formato da tessuto poroso rappresentato da un reticolo rigido mineralizzante.

Il tessuto osseo, nel suo insieme, è costituito da proteine (che formano l'impalcatura ossea), da sali di calcio ( danno rigidità e la compattezza all'impalcatura proteica) e da particolari cellule che prendono il nome di osteoblasti e osteoclasti.

Queste cellule producono, lavorando insieme, lo sviluppo delle ossa nell'infanzia e nell'adolescenza, e garantiscono il continuo rinnovamento delle ossa nell'età adulta.
Gli osteoblasti producono il tessuto dell'osso, sintetizzando il collagene la proteina impalcatura che rappresenta il 65% della struttura dell'osso.

Gli osteoblasti partecipano al meccanismo della mineralizzazione, che avviene grazie al calcio trasportato dal sangue.

Gli osteoclasti hanno il compito di rimuovere il tessuto osseo, privandolo prima del calcio e poi fagocitandolo.

Entrambi i gruppi di cellule provvedono al continuo ricambio del tessuto osseo, sostituendo la parte vecchia con nuovo tessuto.

Questo meccanismo è molto importante per la salute dell'osso poiché permette di rimediare alle microfratture che quasi ogni giorno si producono nello scheletro. Quando, però, l'azione degli osteoclasti (cellule distruttrici) supera quella degli osteoblasti (cellule costruttrici) le ossa s’indeboliscono, diventando letteralmente più "spugnose".
Quando questo avviene, quando l'osso diviene più spugnoso e più "poroso" significa che le ossa sono più povere di tessuto osseo e più fragili: chiamiamo questa malattia osteoporosi.

È ovvio che la fragilità delle ossa è la causa delle fratture tipiche di questa malattia.

 

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Ausili ed invalidità

Gli ausili sono una parte fondamentale della riabilitazione ma anche dell’evoluzione degli uomini.

L'uomo nel corso della sua evoluzione ha costruito ausili a seconda delle conoscenze tecnologiche possedute per aumentare le proprie competenze funzionali e per controllare l'ambiente circostante. Ha costruito prima le asce poi i giavellotti e quindi gli archi e le frecce ma anche la ruota e le navi fino alle navicelle spaziali.
Le protesi e gli ausili possono essere necessari solo durante un passaggio od una fase del percorso riabilitativo o diventare parte della persona per riacquistare una parte della propria autonomia.
Vi sono siti interamente dedicati agli ausili: il migliore ci pare il sito della Ortopedia Michelotti
Con il termine ausili si indicano tutte quelle tecnologie che aiutano a vivere, muoversi, comunicare, lavorare, studiare, partecipare alla vita della società. Tecnologie che consentono di fare cose altrimenti faticose, difficili o impossibili in presenza di una limitazione delle proprie funzioni fisiche, sensoriali o cognitive.
Recentemente l'OMS ha adottato una nuova classificazione Internazionale delle Funzioni (ICF) che supera le precedenti tre dimensioni di menomazione, disabilità ed handicap, modificando il concetto di disabilità in quello di attività che non è più unicamente dipendente dalla menomazione ma dipendente dal contesto ambientale e personale.
Al concetto di handicap viene preferito il concetto di partecipazione tenendo presente i due opposti tra cui si muove la realtà della persona ossia "la persona attiva" nella società coinvolta ed integrata e la "persona esclusa" impossibilitata, a cui è negata la accessibilità e confinata alla propria persona.
In questa chiave e secondo questa interpretazione gli ausili sono gli strumenti tecnologici in grado di facilitare le attività e favorire le capacità di partecipazione.

In questo modo appare meno netta la distinzione tra ausili per il disabile e per la "persona normale": il telefonino è un esempio di quanto la moderna tecnologia faciliti una vita più indipendente per entrambi.
Oggi vi sono tecnologie che aiutano a raggiungere una migliore autonomia e che rendono più facile e sostenibile l'impegno di chi assiste.

Una progettazione accessibile dell'ambiente di vita, di scuola, di lavoro e di relazione è il primo requisito per la propria libertà, sicurezza e autonomia.

Molti problemi della vita quotidiana possono poi essere risolti grazie a semplici strumenti o accorgimenti.

E per i problemi più complessi il progresso tecnologico - soprattutto nel campo dell'elettronica e dell'informatica - apre oggi possibilità un tempo impensabili.

Per scegliere gli ausili più appropriati alla propria situazione, per adattare il proprio ambiente di vita, per organizzare adeguatamente la propria autonomia e la propria assistenza personale, occorre poter contare sul consiglio di esperti e disporre di informazioni complete.

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Traumi sportivi

Sempre più spesso giovani adolescenti e giovani adulti sono vittime di traumi sportivi, che richiedono un’adeguata diagnosi e cure riabilitative.

La qualità dell'allenamento è fondamentale per prevenire le lesioni muscolari da sovraccarico.

L'esempio del calcio dove negli ultimi anni si sono moltiplicati i guai muscolari non legati al trauma e al contatto con l'avversario ma al movimento deve far riflettere e fare modificare le tecniche di allenamento.

La guarigione dipende non solo dalla gravità ma anche dalle terapie riabilitative.

Se hai un problema o vuoi informazioni contattaci.

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